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Nuova Urbanistica

Disegno di Legge: Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato

 

Riflessi sull’uso degli oneri di urbanizzazione da parte della pubblica amministrazione (i Comuni), e rigenerazione urbanistica di intere aree.

La Legge 10 del 1977, conosciuta come ‘Bucalossi‘, introduceva gli oneri concessori; ovvero, l’edificazione era da quel momento condizionata al rilascio di una Concessione da parte del Comune, a fronte, oltre che alla regolarità del progetto, anche al pagamento degli ‘oneri’, chiamati globalmente ‘Oneri di Urbanizzazione‘.

Tali oneri, erano motivati da un compenso per i costi che la pubblica amministrazione doveva (e ancora deve) sostenere per realizzare tutte le opere di urbanizzazione (strade, fognature, reti dei servizi, parchi verdi, ecc.), nonché, per mantenerle nel tempo.

Quindi, i pagamenti che i cittadini facevano, quando chiedevano una nuova concessione edilizia, dovevano essere utilizzati dal Comune, per costruire nuove strade, servizi, ecc., e farne le periodiche manutenzioni. Infatti, quando un abitante esce da casa propria, trova fuori dal cancello un ambiente ‘urbanizzato’, che il soggetto pubblico gestisce, con ingenti costi. Diversamente, avremmo strade di fango in terra battuta, e nessun servizio (acqua, gas, ecc.).

Nel tempo però, in forza di una deroga, i Comuni hanno potuto utilizzare il 75% delle entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione, per coprire altre spese correnti, che nulla hanno a che vedere con l’urbanistica e l’urbanizzazione, alla cui voce di spesa era quindi possibile dedicare un minimo del 25% (per tagliare l’erba nei parchi, e asfaltare le strade, per capirci).

La nuova urbanistica, allo studio con il Disegno di Legge n. 2039 depositato il 3 febbraio 2014, prevede ora il ripristino del senso originario: togliere gli oneri di urbanizzazione dal circuito della spesa corrente comunale.

Il motivo non è legato solo alla ripresa dello spirito originario, ma anche alla necessità di porre un freno alle Amministrazioni Locali, che, per poter utilizzare quel 75% degli oneri, per pagare ‘non si sa bene cosa’, sono tentate di rendere edificabili nuove zone, oggi, domani, e dopo domani; con tutte le immaginabili conseguenze: il terreno disponibile, verrebbe interamente consumato. Dove per ‘consumato‘, si intende non solo il costruito, ma anche (e, per certi versi soprattutto) impermeabilizzato.

Il disegno di legge può essere emendato sino al 10 febbraio 2015.

 

Le definizioni 

È sconfortante per un cittadino, sapere che il primo punto controverso del testo riguardava… le definizioni. Davvero, i politici italiani non riescono mai a discutere sulla sostanza, delle cose? Chi scrive, ritiene si tratti di apposita volontà, e non di incapacità.

In ogni caso, il DDL della nuova urbanistica, individua come “superficie agricola, naturale e seminaturale” i terreni “qualificati come agricoli dagli strumenti urbanistici, nonché le superfici, anche in area urbanizzata allo stato di fatto non impermeabilizzate, dove lo strato superficiale del suolo non sia stato coperto artificialmente, scavato o rimosso”. Mentre per “consumo di suolo” si intende “l’incremento annuale netto della superficie oggetto di impermeabilizzazione del suolo, nonché di interventi di copertura artificiale, scavo o rimozione del suolo non connessi all’attività agricola“. Infine, viene dato spazio alla “rigenerazione urbana“: un insieme coordinato “di interventi urbanistici, edilizi e socio-economici nelle aree urbanizzate che persegua l’obiettivo della sostituzione e del riuso in un’ottica di sostenibilità ambientale, di contenimento del consumo di suolo, di localizzazione dei nuovi interventi di trasformazione nelle aree già edificate“.

 

La fase transitoria

Una volta che il punto ‘più controverso‘ (le definizioni… sic) sia stato risolto (dopo inutili perdite di tempo in Commissioni ministeriali, che però vanno rimborsate, ai politici), la seconda controversia riguarda la fase transitoria. Decidere cosa fare nel lasso di tempo, che individua il lasso temporale transitorio, tra le vecchie regole, e quelle nuove, in riferimento agli atti autorizzativi già in itinere. Il DDL così affronta la cosa: “Sono fatti comunque salvi i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge relativi ai titoli abilitativi edilizi comunque denominati aventi ad oggetto il consumo di suolo inedificato, nonché gli interventi ed i programmi di trasformazione previsti nei piani attuativi comunque denominati“. Tutto quello che i Comuni hanno deciso e autorizzato, per evitare contenziosi con imprese e privati, rimane valido fino all’entrata in vigore della legge.

Dall’entrata in vigore, e poi per tre anni, scatterà una seconda fase, durante la quale “non è consentito il consumo di suolo tranne che per i lavori e le opere inseriti negli strumenti di programmazione delle amministrazioni aggiudicatrici“.

Passati i tre anni, entreranno in vigore le regole indicate da un decreto del ministero dell’Agricoltura, che dovrà stabilire gli obiettivi di riduzione del consumo di suolo a livello nazionale. Contemporaneamente, si metterà in moto la regola in base alla quale non sarà consentitoil consumo di suolo in misura superiore al 50 per cento della media di consumo di suolo dei cinque anni antecedenti alla data di entrata in vigore della legge“.

 

Terza Fase 

Il terzo passaggio mette in atto gli obiettivi generali di riduzione del consumo di suolo indicati dal Governo. Individuati i limiti a livello nazionale, sarà attivata la Conferenza unificata: una sua delibera indicherà i criteri per la riduzione del consumo di suolo. Dopo di che, Regioni e province autonome raccoglieranno i dati sull’andamento del loro consumo di suolo.

A quel punto la Conferenza unificata riprenderà in mano il dossier, stabilendo la ripartizione, in termini quantitativi, tra le Regioni, della riduzione del consumo di suolo fissata a livello nazionale.

Ogni Regione, quindi, fisserà le modalità con le quali ciascun Comune rispetterà questi principi nella sua programmazione. Alla presidenza del Consiglio viene attribuito il compito di intervenire se qualche passaggio sarà fatto in ritardo rispetto ai termini previsti. Il compito di monitorare l’applicazione della riforma è affidato al ministero dell’Agricoltura, che si avvarrà di strutture come l’IspraL’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ISPRA, è stato istituito con la legge 133/2008 di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112. I Comuni che rispettano i principi fissati a livello regionale saranno iscritti in un registro, che gli darà priorità nell’accedere ai finanziamenti statali e regionali per la rigenerazione urbana.

 

Oneri di urbanizzazione

Il concetto di rigenerazione urbana, nella nuova urbanistica, è senza dubbio un punto qualificante del disegno di legge. Prevede infatti una delle novità saliente: gli oneri di urbanizzazione, a partire dall’entrata in vigore della legge, non saranno più utilizzabili per spese correnti estranee alla gestione urbanistica; e dovranno essere destinati a una serie di obiettivi considerati prioritari dal DDL, quali: realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria (come all’origine, nel 1977), risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici, interventi di qualificazione dell’ambiente e del paesaggio, “anche ai fini della messa in sicurezza delle aree esposte a rischio idrogeologico e sismico e della tutela e riqualificazione del patrimonio rurale pubblico“.

 

Attendiamo quindi la pubblicazione della Legge, che attuerà i princìpi di questa nuova urbanistica.


Nuova Urbanistica – Fine


 

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